Una multinazionale (in Italia spesso usato anche in ambito giornalistico col significato di corporation, ovvero di "grande impresa internazionale"), è un'impresa che possiede filiali in più stati del mondo.

Storia "Multinazionale" è un termine relativamente recente, legato al controllo di materie prime da parte di un numero sempre più ristretto di soggetti, all'espansione del commercio nel mondo e alla recente esplosione di nuovi settori quali il terziario e il terziario avanzato. Una realtà dinamica, in costante divenire, frutto dei processi economici e sociali iniziati nell'Ottocento con la rivoluzione industriale e il capitalismo, evolutisi con l'allargamento dei mercati dopo il secondo conflitto mondiale. Spesso il termine è associato al concetto di globalizzazione.

Prima dello scoppio della seconda guerra mondiale il commercio delle materie prime, necessario all'avvento dell'era industriale, era vincolato ai rapporti tra singoli stati. In genere l'iniziativa di acquisto era svolta tramite organi istituzionali. L'iniziativa diretta dei privati era minima e limitata a specifiche aree (ad esempio quelle oggetto del colonialismo ottocentesco).

Con la fine del secondo conflitto mondiale, la "macchina" industriale, perlopiù quella delle nazioni risultate vincitrici, era progredita enormemente. La capacità di produrre superava le richieste del mercato interno e molte industrie dovevano essere riconvertite alla produzione civile. Allo stesso tempo vi erano interi Paesi europei e Asiatici da ricostruire e da finanziare.

In tale favorevole situazione, le istituzioni nazionali (ad esempio quelle degli Stati Uniti d'America), ma anche molte imprese private, poterono guardare con speranza ed interesse alla pianificazione di una forte espansione delle proprie infrastrutture con la concreta possibilità di offrire con continuità prodotti per un'ampia e crescente richiesta dei mercati.

In quella fase divenne essenziale poter accedere senza limitazioni e senza vincoli temporali alle materie prime, sia quelle presenti nel mercato interno, sia garantirsi il controllo o lo sfruttamento di quelle presenti in paesi stranieri. Divenne poi necessario accrescere la capacità industriale e produttiva, possedere o creare strutture di distribuzione e, infine, completare la filiera con l'istituzione della catena di vendita. Oltre a questo era necessario valorizzare, ad esempio con la pubblicità, la visibilità dei prodotti finiti.

Le istituzioni nazionali e le società private aumentarono in modo esponenziale la propria sfera di ingerenza e controllo, a volte anche in ampio contrasto tra loro, acquisendo e assorbendo le piccole realtà o le aziende con specializzazioni specifiche in settori chiave (es. quelle di ricerca e sviluppo).

Descrizione Una multinazionale è composta dunque da una società controllante e da una o più società controllate, situate in Paesi differenti, costituendo di fatto un'entità sovranazionale; ad esempio, la direzione si trova in un Paese, mentre gli impianti di produzione e distribuzione sono dislocati in altri paesi.

Le maggiori imprese multinazionali possono avere budget maggiori di quelli delle economie di interi paesi (non solo dei paesi in via di sviluppo ma ad esempio anche della Danimarca); tali imprese possono svolgere un ruolo importante nei processi di globalizzazione ed avere una forte influenza sulle relazioni internazionali degli stati coinvolti. Tuttavia vanno considerate "multinazionali" anche le piccole e medie imprese (PMI) dotate di un impianto di produzione o di distribuzione all'estero (ad esempio un calzaturificio del Nord Est con un impianto di produzione in Romania).

La multinazionalità permette di operare efficacemente in un'economia globale integrata. L'ascesa delle multinazionali negli anni novanta va di pari passo con il processo di liberalizzazione regionale e globale del commercio. A causa della concorrenza internazionale, le imprese tendono a ridurre i costi di produzione e ricercare fattori di produzione a basso costo.

Multinazionale o transnazionale Una denominazione alternativa (o, volendo, maggiormente indicativa) di questa tipologia di imprese è quella di "azienda transnazionale": con questo termine si vuole indicare quel raggruppamento privato di interessi che opera in diverse nazioni e continenti e che può anche avere una sede, un "cuore" in una sola nazione ma senza che vi siano per questo precise identità o vincoli nazionali.

Struttura

Le aziende multinazionali possono essere divise in tre gruppi principali, in base al tipo di caratteristiche produttive:

Le aziende multinazionali orizzontali gestiscono stabilimenti produttivi, situati in diversi paesi, con lo scopo di produrre merci simili o uguali (ad esempio la FIAT, oggi nel Gruppo Stellantis) Le aziende multinazionali verticali gestiscono stabilimenti produttivi in diversi paesi, con lo scopo di produrre merci che servono come materie prime per altri stabilimenti in altri paesi (esempio: Adidas). Le aziende multinazionali diversificate gestiscono, in diversi paesi, stabilimenti produttivi che non sono né orizzontalmente, né verticalmente, né direttamente o non direttamente collegati tra loro (esempio: Microsoft).

Alcune persone sostengono che una delle caratteristiche fondamentali delle aziende multinazionali sia quella di dotare di funzioni direttive e organizzative autonome (es. forniture, materie prime, aspetti finanziari e risorse umane e materiali) ogni stabilimento in cui operano nei diversi paesi, creando così una piccola versione di sé in ogni luogo in cui si trovano. Le imprese a livello mondiale, che alcuni ritengono essere il prossimo gradino nello sviluppo delle aziende multinazionali, condividono questa stessa caratteristica.

Scelta di multinazionalità La multinazionalità riguarda due aspetti. Nel primo caso, la dispersione geografica dell'attività d'impresa. Le imprese multinazionali svolgono attività, anche molto varie tra loro (lavorazione, assemblaggio, commercializzazione) in paesi diversi. In secondo luogo, la concentrazione della proprietà, o internalizzazione di tali attività. Un'impresa è multinazionale quando l'attività estera non è delegata ad un'impresa locale (esternalizzata) ma è svolta direttamente da una controllata dell'impresa stessa.

Solitamente, diventano multinazionali quelle imprese che sviluppano asset intangibili (il marchio, la reputazione, una nuova tecnologia) che possono essere diffusi in modo non competitivo e a costo zero in tutta l'impresa, tra i vari impianti, creando così economie di scala (relazione esistente tra aumento della scala di produzione, correlata alla dimensione di un impianto, e diminuzione del costo medio unitario di produzione) crescenti a livello di impresa e potere di mercato. Tali imprese operano in paesi diversi alla ricerca di nuovi mercati, mantenendo all'interno dell'impresa l'asset intangibile, in modo che non venga dissipato ("investimenti orizzontali").

Altre imprese possono investire all'estero per ottenere un risparmio sui costi di produzione e di distribuzione, per acquisire tecnologie specifiche o per sfruttare esternalità locali. Questo tipo di investimento può essere perseguito anche da aziende relativamente piccole, che sviluppano attività produttive flessibili e frammentate tra diversi paesi ("investimenti verticali").

Localizzazione

Tra i fattori che determinano la scelta di localizzazione delle multinazionali vi sono: l'ordinamento giuridico nazionale nei suoi punti di forza e di debolezza, ad esempio per quanto riguarda la protezione dei diritti di proprietà degli investitori esteri. l'accesso ai mercati esteri la distanza geografica tra le diverse parti delle attività di un'impresa la disponibilità di fattori di produzione a basso costo (materie prime e costo del lavoro)

Hollow Corporation Con hollow corporation, letteralmente multinazionali vuote, vengono definite aziende che tendono ad esternalizzare la maggior parte dei processi produttivi. Esempi sono: il modello Nike, che consiste nel non possedere fabbriche, nel produrre i propri prodotti attraverso una rete di appalti e subappalti e investire le proprie risorse nel design e nel marketing; oppure il modello Microsoft, che mantiene un controllo attivo, fatto di azionisti-dipendenti che svolgono le funzioni centrali, esternalizzando tutto il resto a lavoratori temporanei.

Strategie di produzione e impatti occupazionali La concorrenza fra le grandi imprese ed i margini di profitto sempre più ridotti hanno spinto le società produttive, cioè con attività prevalentemente industriale e manifatturiera, a dislocare una crescente quota della propria attività se non addirittura tutta in paesi dove la "forza lavoro" ha costi inferiori, vi siano vantaggi valutari e dove la pressione fiscale sia notevolmente bassa.

In tal senso i paesi in via di sviluppo sono terra di conquista per le multinazionali in quanto, oltre al già citato minor costo ed alla minor tutela della manodopera indigena è possibile sfruttare (e controllare) legislazioni interne estremamente carenti o permissive per quanto concerne ad esempio l'inquinamento.

Indicatori economici Il numero di occupati (dipendenti diretti e dellindotto) di una multinazionale è spesso misurabile nell'ordine delle decine o centinaia di migliaia di persone, valore che, pur elevato, è difficilmente paragonabile a quello del numero di abitanti di uno Stato. Al contrario il fatturato prodotto da una multinazionale può spesso risultare superiore al prodotto interno lordo di uno Stato, anche di medie dimensioni. La società petrolifera Exxon Mobil, per esempio, da diverso tempo ha ormai un fatturato superiore al PIL dell'Egitto.

Nel recente passato il fenomeno della costituzione di aziende multinazionali è cresciuto notevolmente anche in Oriente, in particolare in Russia e Cina. Ciononostante la maggioranza delle multinazionali è concentrata in Occidente e nei paesi maggiormente industrializzati: Stati Uniti, Giappone ed Unione europea.

Investimenti Diretti Esteri (IDE) Collegato al concetto di impresa multinazionale è quello di Investimento Diretto Estero (IDE), ossia l'investimento in un'impresa estera di cui l'investitore possiede almeno il 10% delle azioni ordinarie, con l'obiettivo di stabilire un "interesse duraturo" nel paese, una relazione a lungo termine e una significativa influenza nella gestione dell'impresa (definizioni FMI 1993, OCSE 1996).

Per creare, acquisire o espandere un'azienda estera controllata, le multinazionali effettuano IDE. Lo stock di IDE rappresenta il capitale diretto totale posseduto dai non residenti di un determinato paese.

Internalizzazione ed esternalizzazione Si possono distinguere gli investimenti diretti esteri in base al grado di coinvolgimento della multinazionale nell'impresa estera controllata, dal massimo (internalizzazione) al minimo (esternalizzazione): investimenti greenfield: creazione di imprese ex novo in loco (es: negozi Gap) fusioni e acquisizioni (M&A) (Mergers and Acquisitions) Joint venture: shared ownership Non-equity: franchising (contratti di agenzia per la commercializzazione, ad es. McDonald's) o licensing (contratti di licenza per la produzione, ad es. Nike) Le modalità non-equity, che non prevedono cioè un controllo azionario, sono spesso un'opzione meno onerosa per le multinazionali, ma sono soggette alla problematica dei fallimenti contrattuali (ad es. il rischio di dissipazione di una conoscenza proprietaria, come un brevetto - l'azienda locale potrebbe appropriarsene e mettersi in proprio): dissipazione di asset intangibili (reputazione, brand, brevetti e tecnologie proprietarie) Hold-up con contratti incompleti Agenzia con informazioni incompleteper i paragrafi da 1 a 8: Giorgio Barba Navaretti, Anthony J. Venables, Le multinazionali nell'economia mondiale, ed. Il Mulino, Bologna 2006

Il finanziamento