Arquata del Tronto è un comune italiano di abitanti della provincia di Ascoli Piceno nelle Marche.
Appartiene alla Comunità montana del Tronto, confina con tre regioni (Lazio, Umbria ed Abruzzo), è l'unico comune d'Europa racchiuso all'interno di due aree naturali protette (il Parco nazionale dei Monti Sibillini a nord e il Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga a sud.N. Galiè G. Vecchioni, op. cit., p. 7.), ed è noto per la presenza della storica rocca medievale che sovrasta l'abitato.
Geografia fisica
Territorio
Il territorio dell'arquatano, prevalentemente montuoso, è caratterizzato dalla presenza del monte Vettore, del monte Ceresa, del massiccio dei Sibillini e della catena dei monti della Laga. Il paesaggio varia tra alpestri pareti scoscese che si avvicendano a fitti boschi di castagno, faggio e conifere; tra pendii e ampie balconate naturali, verdi campi e aree pascolive. Dalle cime più alte si scorgono i profili del Gran Sasso e del mare Adriatico.
Questa è l'area del cosiddetto "versante magico" dei Sibillini, intriso sin dal medioevo di credenze, tradizioni e storie fantastiche, animate da presenze misteriose, che ancora oggi vi aleggiano. Guido Piovene li descrive come i: «monti più leggendari d'Italia».N. Galiè G. Vecchioni, op. cit., p. 29. Sui fianchi di queste montagne vi erano gli antichi sentieri che conducevano alla Strada delle fate, alla Grotta della Sibilla, profetessa Appenninica, e al Lago di Pilato, dove si crede sia sprofondato il carro condotto dai buoi che trasportava, ingovernato, il corpo di Ponzio Pilato.N. Galiè G. Vecchioni, op. cit., p. 8.
Il centro urbano di Arquata è stato costruito a cavallo di un'altura nella zona dell'Alta valle del Tronto, lungo il versante sinistro dell'omonimo fiume che attraversa la zona, alle falde delle montagne che lo circondano, tra il corso stesso del fiume e il Fosso di Camartina. L'autore Adalberto Bucciarelli individua le ragioni della scelta di edificazione dell'insediamento nella favorevole e strategica posizione topografica a vocata difesa naturale, legandola anche a questioni d'igiene come la peculiare ventosità del luogo.A. Bucciarelli, op. cit., p.13.
Il paese dista circa 30 km dal capoluogo Ascoli Piceno, 55 km dall'Adriatico e 30 km da Norcia. L'intero comprensorio comunale si estende su una superficie di circa 92 km², spaziando dai 580 ai 2.476 m s.l.m.,N. Galiè G. Vecchioni, op. cit., p. 14. fino all'estremo sud-occidentale delle Marche, confinando con tre regioni, (caratteristica che in Italia condivide col solo comune confinante di Accumoli), quali: Abruzzo, con la provincia di Teramo, Lazio, con la provincia di Rieti, e Umbria, con la provincia di Perugia.
Il territorio è solcato dal Sentiero europeo E1 e dalla Salaria, strada di rilevante importanza già in epoca romana. Attraverso gli snodi dell'antica consolare, presenti nell'arquatano, era possibile raggiungere molti centri dell'entroterra marchigiano, Norcia, Roma e L'Aquila.B. Carfagna, Rocche e castelli dell'ascolano, op. cit., pag. 59. Sentiero europeo E1 nel territorio di Arquata L'area comunale che ricade all'interno del Parco nazionale dei Monti Sibillini è attraversata da alcune tappe dell'itinerario del Sentiero europeo E1 che congiunge Capo Nord a Capo Passero, uno degli undici cammini di lunghezza estremamente elevata della rete sentieristica europea. Il tratto arquatano, istituito e riconosciuto dalla Federazione Italiana Escursionismo, transita con le sue varianti per: Forca di Presta, Forca Canapine, Pretare, Piedilama, Borgo, Camartina, Pescara del Tronto, Tufo, Capodacqua e raggiunge Accumoli in provincia di Rieti. L'antica Salaria nel territorio di Arquata Il tracciato della Via Salaria che percorreva la Terra d'Arquata era quel ramo di strada che derivava dalla biforcazione della consolare proveniente da Roma all'altezza della cittadina di Antrodoco e risaliva la valle del Velino per superare gli Appennini, discendere lungo la valle del Tronto fino ad Ascoli Piceno, concludendo il suo percorso a Castrum Truentinum sul litorale adriatico.N. Galiè G. Vecchioni, Arquata del Tronto - il Comune dei due Parchi Nazionali, op. cit., p. 42. Le fonti non indicano il tempo della costruzione di questa diramazione della via commerciale romanaA. Bucciarelli, Dossier arquatano, op. cit., pag. 42. che si trova rappresentata sia nella Tabula Peutingeriana, copia di un'antica carta romana che illustra le strade militari dell'impero, e sia nell'Itinerario antonino, registro che annovera le stazioni e le distanze tra le località poste sulle diverse strade dell'Impero romano.
In entrambe le mappe stradali, nelle indicazioni della nomenclatura delle stationes e delle mansiones, si leggono toponimi di alcune località vicine o appartenute al comprensorio arquatano. Sebbene la Tabula Peutingeriana e l'Itinerario Antonino siano considerate autorevoli prove documentali per la ricostruzione dell’impianto del sistema stradale differiscono nell'elenco delle stazioni di posta.N. Galiè G. Vecchioni, Arquata del Tronto - il Comune dei due Parchi Nazionali, op. cit., pp. 42-43. Niccolò Persichetti giustifica queste discordanze adducendo che la Salaria, snodando il suo percorso vicino all'alveo del Tronto, possa aver subito danneggiamenti dai depositi e dalle impetuose e rovinose piene del fiume. Queste potrebbero aver causato lievi mutamenti geografici e statistici rendendo necessario uno spostamento della sede stradale per il ripristino della viabilità e scrive: «Ritengo quindi che nella storia della Salaria siano da distinguersi due momenti, quello che direi della Salaria vetere e quello della nova.»
Lo storico diversifica e scinde i percorsi indicati nelle due mappe e li inquadra come esistiti in tempi diversi, ossia sostiene che nell'Itinerario antonino è descritto il corso della «Salaria vetere», costruito più vicino al Tronto e più breve rispetto al corso della «Salaria nova» che è riportato nella Tavola Peutingeriana ed aggiunge che: «lo spostamento della linea che dal basso fu fatta dolcemente salire sulla costa, portandola in curva verso il fanum Martis, oggi Tufo, e di là a Surpicanum (nei pressi di Arquata) ed indi ad Aquas (nei pressi di Acquasanta)» è la « circostanza che la rese un po' più lunga.»N. Persichetti, Viaggio archeologico sulla via Salaria nel circondario di Cittaducale: con appendice sulle antichità dei dintorni e tavola topografica, op. cit., pag. 102 La Salaria che solcava il territorio arquatano seguiva principalmente un percorso di fondovalle, costeggiando il Tronto,E. Giorgi, Il territorio della colonia. Viabilità e centuriazione in Storia di Ascoli dai Piceni all'età Tardoantica, op. cit., pag. 241. ad una quota più alta dell'attuale.
Dai suoi diverticoli si generava la viabilità secondaria che s'internava e risaliva lungo i fianchi delle montagne circostanti raggiungendo i centri più distanti dal tracciato principale. Il testo di un'epigrafe affissa, presso Porta Collina, durante il consolato di Lucio Cecilio Metello Diademato, carica che quest'ultimo ha ricoperto nel 117 a.C., ricorda alcuni lavori appaltati per la «curam viarum» di due tratti della Salaria. Il primo all'altezza di Torrita ed il secondo tra Arquata e Marino del Tronto per una spesa di 7.500 sesterzi. Un completo programma di risistemazione dell'intero asse viario della consolare è ascrivibile alle opere e agli interventi augustei come confermano date ed iscrizioni dei cippi miliari di Trisungo e di Marino del Tronto.E. Giorgi, Il territorio della colonia. Viabilità e centuriazione in Storia di Ascoli dai Piceni all'età Tardoantica, op. cit., pag. 242.
Stationes e mansiones della Consolare Salaria in prossimità di Arquata + Itinerarium Antonini Tabula Peutingeriana Toponimo attuale Vico Badies VIII - Fonte del Campo - Ad Martis XVI Tufo - Surpicano VII (nei pressi di) Arquata Ad Centesimum X - Trisungo
Vico Badies – Questa è la prima statio della Salaria nel territorio della Regio V Picenum vicina ad Arquata e menzionata solo nell'Itinerario antonino.A. Bucciarelli, Dossier arquatano, op. cit., pag. 43. Nelle fonti è indicata anche come Vicus Badius, toponimo che indica un vico contraddistinto dal colore della terra marrone scuro, ossia di colore badio.a cura di Petro Wesselingio, Vetera Romanorum ITINERARIA, sive Antonini Augusti itinerarium, CUM INTEGRIS JOS. SIMILERI, HIERON. SURITAE, ET AND. SCHOTTI NOTIS. ITINERARIUM HIEROSOLTMITANUM ET HIEROCLIS GRAMMATICI SYNECDEMUS, op. cit., pag. 307. Il sito si trovava distante 9 miglia dalla statio di Falacrine, l'odierna Cittareale. La sua localizzazione è stata individuata da Persichetti osservando i resti di opere di sostegno presenti sulla sponda destra del fiume Tronto nei pressi della chiesa di Santa Maria delle Camere di Fonte del Campo, frazione di Accumoli. Lo storico testimonia che nell'anno 1903 era ancora possibile distinguere alcune tracce della Salaria. A breve distanza da Fonte del Campo il percorso della consolare attraversava il fiume Tronto mediante un ponte e proseguiva sulla sponda sinistra del corso d'acqua.N. Galiè G. Vecchioni, Arquata del Tronto - il Comune dei due Parchi Nazionali, op. cit., p. 43. Dopo aver costeggiato il fiume, la sede viaria lo riattraversava nuovamente mediante un altro ponte di cui restavano, prima del 1887, i conci di un'armilla dell'arco sulla riva destra. Le vestigia del manufatto, non più visibili, sono state travolte e portate via da una piena del fiume. Dopo quest'ultimo ponte, la strada riprendeva il suo percorso costeggiando la riva destra del Tronto in direzione Grisciano.A. Bucciarelli, Dossier arquatano, op. cit., pag. 44. Ad Martis - Con questo nome, nella Tavola Peuntigeriana, è citata la mansio che a suo tempo l'abate Colucci ha collocato tra Arquata ed Accumoli,G. Colucci, Delle antichità picene, Tomo XIIII, op. cit., pp. 246-247. la stessa località identificata da Giuseppe Castelli con l'odierna frazione arquatana di Tufo.N. Persichetti, Viaggio archeologico sulla via Salaria nel circondario di Cittaducale: con appendice sulle antichità dei dintorni e tavola topografica, op. cit., pag. 99. Per lungo tempo si è ritenuto che la Salaria, proveniente da Vicus Badies, salisse verso il paese, ma dalla ricostruzione di Niccolò Persichetti si apprende che la stazione di posta della consolare potesse trovarsi a Campi di Sotto, lungo la riva destra del Tronto, dove sono stati rinvenuti i «ruderi di un antico pago, fondazioni di fabbriche, pavimenti a mosaico e di piccole mattonelle romboidali.»N. Galiè G. Vecchioni, Arquata del Tronto - il Comune dei due Parchi Nazionali, op. cit., p. 43. In seguito ai danni riportati dalle piene del fiume, alla strada che correva sul fondovalle è stata modificata la collocazione con uno spostamento che ne ha trasferito il tracciato più a monte. Il borgo di Tufo è nato nella parte opposta della valle, su una piccola altura che ne garantiva la difendibilità. Da Tufo, passando per i centri di Capodacqua, Forca Canapine ed il Passo di San Pellegrino si raggiungeva la città di Norcia.