Il Cesena Football Club, meglio noto come Cesena, è una società calcistica italiana con sede nella città di Cesena. Milita in Serie B, la seconda divisione del campionato italiano.
Costituita nel 2018 tramite la fusione con l'Associazione Sportiva Dilettantistica Romagna Centro La denominazione è stata scelta dal Comune di Cesena per rappresentare la tradizione sportiva dell'Associazione Calcio Cesena., prosegue de facto la tradizione sportiva iniziata nel 1940 con la fondazione dellAssociazione Calcio Cesena, fallita al termine della stagione 2017-2018.
Vantando 13 partecipazioni nella massima serie, detiene la 39ª miglior tradizione in Italia e il 39º posto nella classifica perpetua della Serie A, sommando i punteggi ottenuti nelle varie annate secondo il regolamento dell'epoca.
Nel massimo campionato vanta come miglior piazzamento il sesto posto raggiunto nella classifica finale della stagione 1975-76. Tale risultato costituisce il miglior piazzamento mai conquistato da una squadra espressione di una città non capoluogo di provincia (il capoluogo dell'allora Provincia di Forlì, che comprendeva il Forlivese, il Cesenate e il Riminese, era infatti Forlì) nell'epoca del girone unico, a pari merito col risultato conseguito dal Sassuolo nella Serie A 2015-2016.
Storia Dagli albori del calcio cesenate agli anni 1940: i primi passi dell'A.C. Cesena
Nel 1921 compare per la prima volta il calcio a Cesena grazie al pioniere Aldo Proli che, seguito da un gruppo di appassionati di calcio, dà vita alla prima società calcistica cesenate, lUnione Sportiva Renato Serra, intitolata ad un giovane poeta e patriota cesenate deceduto combattendo durante la prima guerra mondiale sulle alture del Carso. La divisa scelta per disputare le gare è costituita da quattro grandi scacchi alternati di colore bianco e nero, gli stessi utilizzati dallo stemma cittadino, mentre il luogo degli incontri è la cosiddetta "Barléda", un campo situato lungo il fiume Savio, sostituito successivamente da un impianto costruito appositamente in zona Casali. Nel 1939, con l'inizio del secondo conflitto mondiale, la squadra è costretta a sciogliersi per la chiamata alle armi dei suoi componenti, pur lasciando come eredità una passione per il calcio che verrà ritrovata successivamente.
Nel 1940 il conte Alberto Rognoni, all'epoca ventunenne, dopo essersi avvicinato al calcio grazie al fratello minore Carlo, portiere del , ha l'idea di creare una società calcistica, sempre con gli stessi colori dello stemma cittadino. I fratelli, con la collaborazione di Arnaldo Pantani, ex calciatore della "Renato Serra" e del in Serie C, e Renato Piraccini, titolare di un negozio di pelletteria in corso Mazzini ed ex dirigente della "Renato Serra", gettano le basi per la fondazione della società. A questi si aggiungono in seguito il dottor Montemaggi, il dottor Sarti, l'ingegner Mazzotti, Pio Zangheri, il sig. Bonoli e il sig. GiugniTratto dal libro 50° A.C. Cesena 1940-1990 (nuova Litoset)., che insieme costituiscono il primo consiglio direttivo della nuova società. Il 21 aprile 1940 ha luogo la prima riunione del consiglio presieduta da Giuseppe Ambrosini, il quale decreta la nascita ufficiale dell'Associazione Calcio Cesena riprendendo come colori sociali gli stessi precedentemente utilizzati dalla "Renato Serra", e stabilendo la sede in corso Umberto IL'odierno Corso Sozzi. presso la Casa del fascio. Come presidente viene eletto Rognoni, mentre Piraccini assume il ruolo di direttore sportivo, e Pantani, il più esperto di calcio, quello di allenatore-giocatore. Tuttavia Pantani non compare nell'atto costitutivo societario in quanto non possedeva la tessera del Partito Fascista, e non poteva quindi assumere cariche societarie. L'affiliazione della società alla FIGC avviene l'8 agosto, e contestualmente viene effettuata anche l'iscrizione al campionato di Prima Divisione.
Il neonato consiglio cerca subito di richiamare i cesenati che si erano distinti nei vari tornei di quartiere e che militavano nelle squadre vicine. Il primo acquisto importante dell'Associazione Calcio Cesena è quello di Iro Bonci, che Piraccini preleva dal Forlimpopoli per lire. La trattativa si svolge al ristorante Casali di Cesena, dove agli ospiti forlimpopolesi viene offerta una cena pantagruelica, apprezzata al punto tale che alla fine decidono di offrire al Cesena anche il cartellino gratuito di Renato Casali, terzino minuto ma agonisticamente particolarmente aggressivo.. Il debutto ufficiale della squadra avviene in trasferta il 17 novembre 1940 alla prima di campionato di Prima Divisione con la squadra riserve del , con la quale vince per 1-8.
Al termine della sospensione di tutti i campionati di calcio per le attività belliche dal 1943 al 1945, dopo aver preso parte al campionato misto Serie B-C dell'Alta Italia, il Cesena viene ammesso d'ufficio alla Serie B 1946-1947. A soli 6 anni dalla fondazione, dunque, il "Cavalluccio" si ritrova a disputare un campionato cadetto; l'esperienza si rivela però poco fortunata, e termina con la retrocessione in Serie C, dopo essersi piazzati all'ultimo posto in classifica del girone, che comprendeva squadre più blasonate all'epoca come la Lucchese, il e l'Hellas Verona..
Gli anni 1950 e 1960: dalla discesa nelle serie inferiori all'era Dino Manuzzi
Dopo l'esperienza in Serie B nella stagione 1946-47, durante gli anni 1950 il Cesena scivola progressivamente nelle serie inferiori, fino a raggiungere i campionati regionali di Promozione che all'epoca rappresentavano il quinto livello del campionato italiano, il punto più basso dell'intera storia della società cesenate. Ciononostante è proprio in questi anni che tanti calciatori, tra cui Azeglio Vicini, sfruttano la visibilità della formazione bianconera per raggiungere successivamente palcoscenici più elevati. La passione dei dirigenti bianconeri, unitamente a quella dei tifosi che sempre più copiosamente affollano le tribune dell'ippodromo del Savio, convincono l'amministrazione pubblica della città a fare in modo di abbandonare il campo ricavato all'interno della struttura ippica, dove il Cesena aveva giocato fino ad allora, per dotare il sodalizio romagnolo di un nuovo impianto dedicato. Nel 1957 infatti viene costruito il nuovo stadio "La Fiorita", che prende il nome dal quartiere in cui è situato, costituito inizialmente da una sola tribuna coperta e dalla pista di atletica. In seguito sarà sensibilmente ampliato per tre volte, nel 1961, nel 1969 e nel 1988.
Gli anni 1960 vedono il Cesena approdare nuovamente alla terza serie, una categoria che riusciranno a mantenere e consolidare, in attesa del salto verso le serie maggiori. Intanto, nel 1961, allo stadio "La Fiorita" viene aggiunta una nuova gradinata opposta alla tribuna coperta.
Nel 1964, a ventiquattro anni dalla fondazione e con il Cesena solidamente stabilizzatosi in Serie C, il conte Rognoni decide di passare la mano e di cedere la società ad una cordata di imprenditori orto-frutticoli, capitanata da Dino Manuzzi. Manuzzi assume la presidenza, e grazie ad un'accorta gestione economica, unitamente ad una convinta politica di valorizzazione dei giovani, riesce in poco tempo a trasformare il Cesena in una società modello per le altre provinciali, e in un sodalizio vocato ad identificarsi fortemente con il territorio romagnolo. Il 15 gennaio 1967 esordisce in prima squadra contro la Carrarese Giampiero Ceccarelli, un giovane difensore diciannovenne proveniente dalle giovanili bianconere, che successivamente diventerà un pilastro della squadra per diciannove stagioni professionistiche consecutive, disputando con la stessa maglia 520 partite in campionato, 69 in Coppa Italia e 2 in Coppa UEFA. Ceccarelli è stato per lungo tempo detentore del record italiano di "fedeltà" ad una società, e per questo viene considerato una vera e propria "bandiera" del calcio cesenate.
Sotto la guida di Cesare Meucci il Cesena raggiunge nuovamente la Serie B nella stagione 1967-68, esattamente venti anni dopo la prima ed isolata esperienza nel dopoguerra. Nonostante le difficoltà iniziali nel mantenere la categoria durante le prime tre stagioni, la squadra migliora i risultati progressivamente, fino ad ottenere il salto di qualità al termine del quinto anno consecutivo trascorso nella serie cadetta.
Gli anni 1970: la prima promozione in Serie A e la Coppa UEFA
Per la stagione 1972-73 il Cesena, guidato da Luigi Radice, viene allestito con l'obbiettivo della promozione. Sulle rive del Savio giungono infatti alcuni giocatori di notevole spessore come Claudio Mantovani, per alcune stagioni secondo portiere del Milan e reduce da due positive stagioni in Serie B con il , e Augusto Scala, centrocampista con trascorsi in Serie A con il Bologna, coadiuvati da un nutrito manipolo di giocatori provenienti dall'hinterland bianconero come il già citato Ceccarelli, il difensore Paolo Ammoniaci (che era approdato in prima squadra nel 1966, un anno prima di Ceccarelli, e che in carriera totalizzerà 218 partite in 9 stagioni consecutive disputate in bianconero), l'ala Otello Catania e il centrocampista Maurizio Orlandi. Tra i giocatori titolari anche Ariedo Braida, futuro direttore sportivo del Milan.. In campionato i bianconeri partono con una vittoria a Brescia per 0-1 alla prima giornata, mentre la prima sconfitta giunge alla quarta giornata ad Arezzo per 2-0. Dopo questa sconfitta i bianconeri intraprendono una striscia di risultati positiva di 10 gare composta da otto vittorie, un pareggio e una sola sconfitta nel mezzo per 3-0 a Catanzaro. Il Cesena mantiene il passo per tutta la stagione totalizzando al termine 17 vittorie, 15 pareggi e 6 sconfitte, che permettono ai bianconeri di raggiungere la promozione in Serie A con una giornata d'anticipo. Il "Cavalluccio Marino" raggiunge dunque per la prima volta nella sua storia la massima serie, celebrando il successo il 10 giugno 1973 allo stadio "La Fiorita" con la vittoria sul per 2-1.
Ottenuto questo prestigioso risultato, Gigi Radice si lascia attrarre dalle lusinghe toscane della , e tre anni più tardi riporterà il Torino alla vittoria dello scudetto; così la prima stagione in Serie A della storia cesenate è affidata al tecnico Eugenio Bersellini. La promozione nella massima divisione rende necessario inoltre l'ampliamento dello stadio, che conserva la preesistente struttura in cemento eretta nel 1968, ma vede la costruzione per buona parte del perimetro di impalcature in legno sorrette da tubolari che ne triplicano la capienza. Grazie a questo, in questa prima stagione in Serie A, viene segnato il record di affluenza nella storia dell'impianto cesenate: il 10 febbraio 1974, in occasione dell'incontro con il Milan (poi sconfitto per 1-0), "la Fiorita" registra un'affluenza ufficiale di spettatori, un record ancora ineguagliato.