Il tentato colpo di Stato in Portogallo dell'11 marzo 1975 è stato un fallito tentativo di golpe militare di stampo reazionario promosso dal generale António de Spínola, già presidente della Repubblica dopo la Rivoluzione dei garofani nel 1974, e da altri ufficiali di estrema destra, per destituire la Giunta di Salvezza Nazionale alla guida del paese e impedire la fine dell'impero coloniale portoghese. Il piano fu però scoperto e sventato, e Spínola fu costretto all'esilio in Brasile.

Antefatti A meno di un anno dal crollo della dittatura dell'Estado Novo del 25 aprile 1974, il Portogallo si trovava frammentato da profonde tensioni politiche. In questo contesto di forte instabilità, le fazioni più conservatrici dell'esercito, guidate dall'ex presidente della Repubblica e generale António de Spínola che aveva preso parte alla destituzione di Marcelo Caetano e Américo Tomás, destituito a sua volta dall'Movimento delle Forze Armate come capo di Stato il 28 settembre 1974 in favore del militare di sinistra Francisco da Costa Gomes, poiché contrario alla strada che il paese stava intraprendendo con la rinuncia alle sue colonie d'oltremare sconvolte dalle guerre d'indipendenza, decisero di passare all'azione per frenare quella che percepivano come una deriva irreversibile verso il comunismo e la radicalizzazione di sinistra.

Il tentativo di golpe

L'operazione militare prese il via nella tarda mattinata dell'11 marzo 1975, quando alcuni velivoli ed elicotteri legati ai golpisti di simpatie reazionarie (tra cui ex membri della Guardia nazionale repubblicana e della Polícia de Segurança Pública) attaccarono la caserma del Regimento de Artilharia Ligeira (RAL-1) a Lisbona, un reparto noto per le sue forti simpatie progressiste. Contemporaneamente, reparti di paracadutisti tentarono di occupare posizioni strategiche nella capitale. L'azione, tuttavia, si rivelò un clamoroso fallimento tattico e strategico. La reazione del governo e delle forze leali al Movimento delle Forze Armate fu immediata, ma l'elemento decisivo fu la mobilitazione popolare. Migliaia di cittadini e operai scesero in strada per bloccare i golpisti e difendere il Processo Rivoluzionario in Corso, portando i soldati ribelli a desistere e a fraternizzare con la folla. In questo clima di totale caos, emerse un retroscena diplomatico di enorme portata: il tentativo di Spínola di invocare il Patto Iberico, uno storico accordo bilaterale firmato nel 1939 tra la Spagna franchista e il Portogallo di António de Oliveira Salazar, successivamente ampliato nel 1958 e rinnovato nel 1970 in un vero e proprio trattato di mutua difesa per garantire la sopravvivenza dei rispettivi regimi dittatoriali. Spínola cercò disperatamente di appellarsi ai termini di quel trattato e di spingere la Spagna franchista a un intervento militare transfrontaliero in Portogallo, giustificandolo con la necessità di fermare il pericolo comunista alle porte di Madrid. La risposta della Spagna fu tuttavia un secco e categorico rifiuto. Il Caudillo Francisco Franco, ormai anziano e malato, preferì non rischiare una logorante guerra internazionale o una reazione armata da parte dell'MFA e della NATO, e il governo di Madrid scelse la via della neutralità pragmatica, abbandonando Spínola e i suoi ufficiali golpisti al loro destino.

Conseguenze Il fallimento del golpe ebbe l'effetto opposto a quello sperato dai suoi promotori, accelerando bruscamente la svolta a sinistra del paese. António de Spínola e gli altri leader della cospirazione furono costretti a fuggire in esilio in Spagna e successivamente in Brasile. La reazione del governo provvisorio portoghese guidato dal primo ministro Vasco Gonçalves e dell'MFA fu immediata, durissima e portò a una radicale epurazione interna. Nella notte tra l'11 e il 12 marzo 1975, l'assemblea dell'MFA si riunì in quella che passò alla storia come "l'assemblea selvaggia" e decretò l'espulsione immediata di tutti gli ufficiali considerati vicini alle posizioni conservatrici e "spinoliste", consolidando definitivamente il controllo dell'ala progressista e socialista sulle forze armate. Il governo cavalcò lo sdegno popolare e i grandi scioperi spontanei per azzerare i vecchi centri di potere, sciogliendo la Junta de Salvação Nacional e varando riforme d'emergenza che diedero inizio alla fase più intensa e radicale della transizione verso il Portogallo democratico. Nelle ore successive, le strutture di potere nate dalla Rivoluzione dei garofani vennero profondamente ristrutturate. La Junta de Salvação Nacional fece posto dal 14 marzo 1975 al Consiglio della Rivoluzione (Conselho da Revolução) in funzione anche durante la Terza Repubblica portoghese fino al 1982, un organo fortemente influenzato dalle ali progressiste e militari di sinistra. Questo nuovo equilibrio politico spianò la strada a una stagione di profonde riforme strutturali, che portarono alla nazionalizzazione immediata del settore bancario, delle assicurazioni e delle principali industrie strategiche, oltre all'avvio di una vasta riforma agraria nel sud del Portogallo, ma anche ad un successivo tentativo di golpe di stampo marxista.

Note

Portogallo 1975