Fu il secondo monarca della dinastia Tudor come successore di suo padre, re Enrico VII d'Inghilterra. Nei primi tempi fu un fiero oppositore delle teorie di Lutero e per questo motivo ottenne nel 1521 dal papa Leone X il titolo di Defensor Fidei, ossia "Difensore della fede". Il titolo che ancora oggi compare sulle monete inglesi con l'acronimo latino DEF. FID. non è tuttavia quello originale, ma fu ricreato dalla Chiesa anglicana. In seguito a un insanabile contrasto sorto sotto papa Clemente VII, infatti, il titolo fu ufficialmente ritirato da papa Paolo III, ma risulta comunque in uso per gli anglicani.
Fu il fondatore della Chiesa anglicana, nata in seguito allo scisma religioso, quindi alla separazione dalla Chiesa cattolica di Roma.L'Enciclopedia, la Biblioteca di Repubblica, volume 7, p. 271
Sposato sei volte e detentore di un potere assoluto incontrastato, segnò fortemente le vicende inglesi. Decretò lo scioglimento dei monasteri e l'unione dell'Inghilterra con il Galles.
Biografia Giovinezza Enrico era secondogenito di Enrico VII Tudor e di Elisabetta di York. Soltanto tre dei sei fratelli di Enrico sopravvissero: Arturo (principe di Galles), Margherita (regina consorte di Scozia) e Maria (in seguito regina consorte di Francia). Il padre, fondatore della dinastia, conquistò il potere e lo consolidò sposando Elisabetta, figlia del re Edoardo IV d'Inghilterra.
A due anni Enrico venne nominato Conestabile del castello di Dover e Lord Guardiano dei Cinque Porti; l'anno successivo divenne Duca di York. In seguito venne nominato Conte Maresciallo (Earl Marshal) d'Inghilterra e Lord luogotenente d'Irlanda. A dieci anni presenziò alle nozze del fratello maggiore Arturo con Caterina d'Aragona, allora rispettivamente di quindici e sedici anni. Arturo tuttavia morì per una infezione poco dopo ed Enrico, a undici anni, divenne erede al trono.
Il padre Enrico VII, desideroso di concludere un'alleanza matrimoniale fra Inghilterra e Spagna con un nuovo matrimonio fra Enrico, ora principe di Galles, e Caterina d'Aragona, incominciò a muoversi a livello diplomatico per realizzare il suo progetto. Per renderlo possibile occorreva ottenere una dispensa di papa Giulio II, perché, malgrado il matrimonio precedente non fosse stato consumato, inglesi e spagnoli convennero sulla necessità di una dispensa papale per la rimozione di tutti i dubbi per quanto riguardava la legittimità dell'unione. Spinto dalla madre di Caterina, la regina Isabella, il papa concesse la sua dispensa con una bolla papale. Nel 1505, tuttavia, Enrico VII perse interesse per l'alleanza con la Spagna e il matrimonio non venne più celebrato nei tempi previsti.
Ascesa al trono e primi anni del regno con Caterina d'Aragona Nel 1509, alla morte del padre, Enrico salì al trono con il nome di Enrico VIII. Il nuovo sovrano consolidò il regno: ridusse il potere degli aristocratici di alto rango e si affidò al sostegno della piccola nobiltà di provincia, la gentry, proprietari di terre, che, pur non appartenendo alla nobiltà, erano titolari di prerogative e privilegi tipici degli aristocratici. Circa nove settimane dopo, sotto la spinta della Spagna, Enrico sposò Caterina, già sua promessa sposa per gli impegni presi precedentemente. Papa Giulio II e William Warham, arcivescovo di Canterbury, avanzarono dubbi sulla validità di tale unione, malgrado la precedente bolla papale e i ripetuti giuramenti di Caterina sulla mancata consumazione delle nozze con il principe Arturo; tuttavia la cerimonia d'incoronazione dei due sovrani venne celebrata ugualmente, nell'abbazia di Westminster, il 24 giugno dello stesso anno.
Uomo eccezionalmente attraente, alto circa un metro e novanta, biondo e atletico, definito "il più bel principe della cristianità", Enrico era ben lontano dall'immagine successiva tramandata ai posteri di un re tirannico, obeso e spietato: gioviale e cavalleresco, possedeva inoltre una vasta cultura umanistica, una solida conoscenza delle lingue (latino, spagnolo, francese), un genuino interesse per la teologia — dovuto anche all'approfondita istruzione religiosa ricevuta nell'infanzia, allorché, in qualità di secondogenito, era stato destinato alla carriera ecclesiastica — e un notevole talento musicale.
Incominciarono quasi subito i problemi di discendenza che segnarono a lungo il regno di Enrico VIII: la prima gravidanza della regina Caterina si concluse con un figlio nato morto, nel 1510, e il secondo figlio, nato il 1º gennaio 1511, sopravvisse soltanto due mesi. Nei primi due anni del regno di Enrico il potere effettivo fu esercitato da Richard Foxe, vescovo di Winchester e "lord del sigillo privato", e da William Warham. Fu il cardinale Thomas Wolsey ad avere maggiore influenza sul sovrano, dai suoi 20 anni in poi; quegli, in qualità di "lord Protettore", dominò la politica inglese fino alla propria morte.
Enrico aderì alla Lega Santa, un'alleanza promossa da papa Giulio II per arginare l'espansionismo del re francese Luigi XII. Nell'alleanza entrarono anche l'imperatore Massimiliano I e Ferdinando II il Cattolico, re di Spagna, con il quale Enrico aveva firmato il Trattato di Westminster. Ormai ventenne, Enrico raggiunse l'esercito inglese, attraversando la Manica e partecipando attivamente alle operazioni militari. Nel 1514 Ferdinando II abbandonò l'alleanza e si arrivò alla pace con i Francesi. L'ascesa del re Francesco I di Francia nel 1515 portò nuovamente l'Inghilterra e la Francia su posizioni antagoniste.
Sul piano dinastico, nel 1516 la regina Caterina diede alla luce una bambina, Maria (lady Mary), facendo sperare a Enrico di poter ancora avere un erede maschio, che fino ad allora, per fatalità, non aveva avuto.
Le vicende europee nel frattempo videro la morte di Ferdinando II nel 1516, cui succedette suo nipote (e nipote della regina Caterina) Carlo V. Nel 1519 morì anche Massimiliano I. I Principi elettori scelsero Carlo V come successore alla guida del Sacro Romano Impero, malgrado i tentativi diplomatici dell'allora cardinale Wolsey, che si opponeva a tale nomina. La crescente rivalità fra Francesco I e Carlo V permise a Enrico, per un certo periodo, di diventare l'ago della bilancia tra le potenze in Europa. Francia e Spagna cercarono dapprima l'appoggio inglese, ma dopo il 1521 l'influenza dell'Inghilterra in Europa cominciò a diminuire. Enrico si alleò con Carlo V e nella guerra che seguì Francesco I venne rapidamente sconfitto. La maggiormente stabile situazione internazionale che ne seguì ridusse il peso della diplomazia inglese in Europa.
Ritornando ai problemi dinastici interni, Enrico non aveva ancora un erede maschio. Il popolo inglese riteneva disastroso il governo femminile ed Enrico pensò che soltanto un erede maschio avrebbe potuto mantenere il trono e la sua dinastia. Solo una femmina, la principessa Maria, era sopravvissuta fino ad allora all'infanzia. Enrico in precedenza aveva avuto varie amanti, tra cui Maria Bolena ed Elizabeth Blount. Il figlio di quest'ultima, Henry Fitzroy, morì appena diciassettenne di consunzione, senza contare che la sua posizione illegittima avrebbe potuto comunque renderne quantomeno dubbie le pretese al trono; nonostante le voci che attribuivano al re la paternità dei due figli di Maria Bolena, Catherine Carey e Henry Carey (quest'ultimo in effetti straordinariamente somigliante al re), Enrico, probabilmente anche per questioni di opportunità politica, non fece alcun passo per riconoscerli come propri. Nel 1526, quando ormai la regina Caterina, di salute peraltro sempre più cagionevole, entrò in menopausa, il re cominciò a corteggiare la sorella di Maria Bolena, Anna, educata in Francia, già dama di compagnia della regina e in precedenza nota per una relazione — forse addirittura un matrimonio clandestino — con il nobile Henry Percy, VI conte di Northumberland.
Enrico voleva fortemente un erede maschio e incominciò a pensare alla possibilità di far dichiarare nullo il suo matrimonio con la regina Caterina in base alle precedenti nozze della stessa con il proprio defunto fratello, e ciò malgrado la stessa Caterina avesse ripetutamente giurato che tale unione non era mai stata consumata. Il cardinale Wolsey e William Warham cominciarono riservatamente un'indagine sulla validità del matrimonio, che tuttavia apparve presto difficilmente impugnabile sul piano del diritto. Senza informare il cardinale Wolsey, Enrico si appellò direttamente alla Santa Sede. Il suo segretario William Knight sostenne, a Roma, che la bolla di Giulio II era stata ottenuta con un inganno e conseguentemente era non valida. Inoltre Enrico chiese al papa Clemente VII anche una dispensa che gli permettesse di sposare Anna Bolena, visto che precedentemente aveva avuto una relazione con la sorella di lei, Maria. Clemente VII, pur non favorevole ad annullare il matrimonio, concesse la dispensa voluta, probabilmente pensando che tale concessione non sarebbe servita a nulla finché Enrico fosse rimasto sposato con Caterina.
In questa fase la diplomazia segreta giocò un ruolo determinante per gli avvenimenti che seguirono. Tra gli agenti inglesi attivi presso la Curia romana ebbe un ruolo anche Gregorio Casali, rappresentante permanente di Enrico VIII presso la corte pontificia dal 1525; nella causa matrimoniale operò inoltre il fratello Giambattista Casali, ambasciatore inglese a Venezia. Intervennero nella contesa, solo apparentemente interna della corona inglese, gli interessi della Spagna, cattolica, e quindi del Sacro Romano Impero, poiché l'imperatore Carlo V era figlio della sorella di Caterina: l'influenza dell'imperatore sul papato portò Clemente VII a non annullare la bolla papale di Giulio II, nonostante egli fosse propenso ad annullarla; la reazione di Enrico, che non accettò il rifiuto del papa alle sue richieste, comportò la nascita della Chiesa anglicana e l'annullamento di fatto del matrimonio tra Enrico e Caterina, cui seguirà a sua volta la scomunica di papa Clemente. La regina Caterina portò la questione davanti alla legge, ma venne sconfitta — celebre la sua supplica rivolta al marito in tale occasione e ripresa nellEnrico VIII di William Shakespeare — anche se gli argomenti portati a sostegno della presunta consumazione del matrimonio con il principe Arturo apparvero già all'epoca non molto convincentiCelebre in proposito fu la testimonianza - piuttosto colorita - di un cortigiano, Sir Willoughby, a detta del quale, il mattino dopo le nozze, il giovane principe si sarebbe rivolto a lui esclamando «Willoughby, portatemi un boccale di birra, perché stanotte sono stato nel bel mezzo della Spagna!». In seguito alla decisione sulla nullità del matrimonio, Caterina fu costretta a lasciare la corte reale e perse il titolo di regina, venendo chiamata «la principessa vedova del Galles», titolo che le era già stato conferito oltre vent'anni prima. Il re stava ormai per divenire il capo della Chiesa Anglicana e l'influenza di Roma sulle vicende dinastiche della corona inglese stava per essere annullata.
Il matrimonio con Anna Bolena e lo scisma dalla Chiesa di Roma