Francavilla al Mare (AFI: ) è un comune italiano di abitanti della provincia di Chieti, in Abruzzo.

È situata a sud di Pescara, con la quale confina e forma un unico agglomerato urbano. Fa parte dell'area metropolitana centro-abruzzese che supera i abitanti, in un territorio ad alta densità abitativa.

Si estende su un territorio basso collinare e costiero, immediatamente a nord della Costa dei Trabocchi. L'antico passato della città è testimoniato dai ritrovamenti archeologici sul territorio risalenti al periodo preistorico e protostorico, italico, frentano e romano.

Geografia fisica Territorio Il territorio comunale si estende lungo la costa adriatica abruzzese e ha una estensione di 23,09 km²; è attraversato dal fiume Alento, mentre il fiume Foro segna il confine meridionale con Ortona. Diviso tra una stretta pianura costiera e la fascia collinare immediatamente retrostante, il centro urbano si sviluppa prevalentemente sulla riva, mentre il centro storico (andato quasi interamente distrutto nella Seconda guerra mondiale) sorgeva su una collina prospiciente il mare.

La Classificazione sismica del comune è zona 3 (sismicità bassa).

Clima Il clima della città, di tipo temperato caldoCfr. la mappa relativa alle regioni climatiche in: AA. VV. Grande Atlante d'Italia De Agostini, Novara, Istituto Geografico De Agostini, 1987, pag. 235, presenta caratteristiche mediterranee con una temperatura media annua di 14,9 °C, oscillante fra i 6,4 °C del mese di gennaio e i 23,6 °C di luglio. Gli inverni sono generalmente miti (la media stagionale è di 7,6 °C) e le estati calde, ma non torride (22,6 °C di media stagionale). Le precipitazioni, pari a 730 mm annui, sono per lo più concentrate fra settembre e aprile. La siccità estiva è meno marcata che in altre contrade mediterranee.I dati riportati in tabella sono estratti dal sito: climate-data.org

Origini del nome Il toponimo Francavilla, in uso sino al 1863, è il risultato dell'unione di Franca nel senso di esente da obblighi fiscali e di Villa, termine latino il cui significato originario era casa di campagna ma che in età medievale assunse anche l'accezione di località abitata o paese. La specifica al Mare si rese necessaria dopo l'unificazione italiana nel 1861 per distinguere la cittadina dai numerosi centri abitati italiani omonimi, e venne prescelta in considerazione del recente sviluppo dell'abitato lungo le rive del Mare Adriatico. Fu quindi aggiunta alla vecchia denominazione nel 1863.

Storia

Origini ed età medievale

L'abitato si costituì, con ogni probabilità, in epoca longobardaAA.VV. Guida d'Italia. Abruzzo e Molise, Milano, Touring Club Italiano, Mondadori, ed. 2007, p. 361 e fece parte del Ducato di Spoleto. Era per lo più popolato da contadini e pescatori e fu edificato secondo un piano urbanistico a spina di pesce tipico del Medioevo, estendendosi da La Civitella (posta nel centro del paese), fino al mare. Era circondato da mura perimetrali con tre porte d'accesso, e difeso da dodici torri.

Nel XIII secolo si sviluppò in paese una florida attività commerciale imperniata sul porto (che aveva un proprio fondaco per il sale). Nel 1307 fu istituita la Fiera dell'Assunzione. In quegli anni Roberto d'Angiò autorizzò ufficialmente il commercio del vino con Chieti. La peste nera, scoppiata attorno al 1350, decimò la popolazione della cittadina che successivamente dovette subire saccheggi e razzie prima da Frate Monreale di Provenza, poi dal Conte Lando. Attorno alla metà del Quattrocento fu accolta in città una colonia di profughi albanesi che avevano abbandonato il proprio paese a seguito dell'invasione ottomana.Cfr. il sito del Comune di Francavilla al Mare In quell'epoca fu edificata a Francavilla la chiesa più antica, ancora esistente, santa Maria della Croce.

Età moderna Nel 1501 la località fu data in feudo a Costanza d'Avalos, la cui famiglia era titolare dei marchesati del Vasto e di Pescara.

Nel luglio 1566 una flotta ottomana guidata dall'ammiraglio Piyale Paşa, assaltò la fortezza di Pescara, in via di completamento. Le comunque già importanti fortificazioni indussero gli ottomani a desistere dall'attacco, ripiegando a sud dove saccheggiarono dapprima Francavilla e poi Tollo, Miglianico, Ortona, Vasto e Termoli. Francavilla venne espugnata, saccheggiata e in parte distrutta dagli armati musulmani, come ricordato anche da Serafino Razzi in Viaggio negli AbruzziSerafino Razzi, Viaggi Adriatici, A. Polla, 1984, pp. 60-64..Nel 1602 fu ceduta ai Caracciolo e sei anni dopo ai Di Palma. Quarant'anni più tardi fu recuperata dai D'Avalos, che ne mantennero il possesso fino all'ultimo decennio del XVIII secolo. Nel Settecento le fu conferito il titolo di città.

Età contemporanea

Negli anni successivi all'apertura della tratta ferroviaria Ancona-Pescara-Bari del 1865, iniziò a svilupparsi sulle rive dell'Adriatico il quartiere della Marina, con al centro il Palazzo della Sirena edificato nel 1887 da Antonino Liberi come luogo di svago della nuova borghesia, avviando la trasformazione del borgo in una stazione balneare.

Fu tuttavia nei decenni successivi, e in particolare a partire dagli anni ottanta dell'Ottocento, che Francavilla acquistò notorietà a livello nazionale grazie alle capacità e allo spirito di iniziativa di Francesco Paolo Michetti, che creò attorno alla sua persona un cenacolo letterario ed artistico con sede prima in un suo studio nella Marina, poi in un ex convento francescano, divenuto noto come convento Michetti, da lui acquistato nel 1885.

Molte delle personalità artistiche abruzzesi del tempo parteciparono al movimento culturale cittadino stimolato dell'artista di Tocco da Casauria, tra i quali Gabriele D'Annunzio, Francesco Paolo Tosti, Edoardo Scarfoglio, Matilde Serao e Basilio Cascella.«È all'influenza dell'ambiente michettiano, ovvero del cenacolo di Francavilla, costituitosi agli inizi degli anni ottanta [...] che Papini e Guidotti pensano quando parlano di un'Italia conquistata dalla "moda" abruzzese...». La citazione è tratta da: Massimo Costantini e Costantino Felice (a cura di), AA.VV. Storia d'Italia, le Regioni dall'Unità ad oggi. L'Abruzzo, Torino, Giulio Einaudi Ed., 2000, p. 640, ISBN 88-06-15123-1

Seconda guerra mondiale La città, descritta negli anni 1930 come una frequentata stazione balneare composta da eleganti villini e alberghi, fu in larga parte devastata durante la Seconda guerra mondiale, subendo i bombardamenti alleati e le distruzioni dell'esercito tedesco in ritirata, con la perdita pressoché integrale del centro storico. Durante l'occupazione tedesca si verificò l'episodio noto come strage di Santa Cecilia: il 30 dicembre 1943, durante un'operazione di rastrellamento delle truppe tedesche volta a catturare civili da impiegare nei lavori di fortificazione del territorio chietino, un soldato tedesco che prese di mira una ragazza fu ucciso dal padre di questa, e come rappresaglia i nazisti radunarono undici uomini, presi tra gli sfollati di passaggio e i prigionieri, e una volta condotti al comando tedesco di Villa Perenich li trucidarono, gettandone i resti in un vallone; in un secondo episodio, un maresciallo tedesco uccise altri nove civili impiegati nel lavoro coatto, facendoli poi seppellire dai superstiti in un letamaio. La riesumazione delle vittime e le celebrazioni funebri furono possibili solo nell'agosto 1944.

Liberata dagli alleati il 9 giugno 1944, la città fu ricostruita in forme moderne nell'immediato dopoguerra. Al termine del conflitto, infatti, la città era per lo più ridotta in macerie, con la notevole eccezione del convento Michetti, uno dei pochi edifici superstiti.

Secondo dopoguerra

Superate le criticità più immediate e le prime ricostruzioni del dopoguerra, come la riattivazione ferrovia Adriatica nel 1947 e la ricostruzione del 1948 in stile razionalista di Palazzo della Sirena, uno dei precedenti simboli dell'architettura liberty in città andato distrutto nel 1943, la città iniziò una veloce crescita demografica (trainata dalla vicinanza con Pescara e dal fenomeno dalle emigrazioni interne abruzzesi), che la portò dai 9.974 abitanti del censimento del 1951 ai 21.675 del 1991.

Simboli

Stemma Lo statuto comunale così descrive lo stemma: "Il Comune ha un proprio gonfalone ed un proprio stemma che raffigurano graficamente una torre con un triremi come da simbolo allegato al presente Statuto. Inoltre sono presenti alcuni versi tratti dall'Inno a San Franco, antico inno scritto in latino e dedicato appunto al Patrono della cittadina."

Gonfalone Il gonfalone è un drappo di azzurro con la bordatura di giallo.

Motto Il motto cittadino è , ovvero Villa Frentana, o Francavilla, un tempo città dei Frentani.

Onorificenze

Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose Sorgono a Francavilla diversi edifici religiosi, situati in tutto il territorio comunale, fra cui le chiese di san Giovanni Battista e san Francesco; quest'ultima fu edificata secondo moduli architettonici romanici.

Chiesa di Santa Maria Maggiore

La chiesa di Santa Maria Maggiore (in origine dedicata a San Franco) fu costruita nel XV secolo. Ricostruita completamente nel 1948 dopo la distruzione totale della Seconda guerra mondiale, fu progettata da Ludovico Quaroni, ed è costruita su un ampio basamento in pietra sul quale si eleva l'unica navata a forma di ottagono irregolare, con una schiacciata cupola a volta. L'edificio è stato decorato da Pietro Cascella, sia esternamente, con un gruppo di statue e la decorazione della facciata, sia all'interno con il fregio in terracotta del deambulatorio, le grate delle finestre, il pulpito, il cero pasquale e i seggi presbiteriali in pietra. Nella chiesa è custodito un ostensorio gotico del 1413, opera dell'orafo Nicola da Guardiagrele, ed altri oggetti sacri moderni.

Chiesa di San Bernardino La chiesa di San Bernardino presenta una pianta ellittica, con facciata di stile tardo barocco, scandita da paraste angolari a capitello dorico, trabeazione che divide la facciata dall'architrave a forme rialzate e curvilinee, con due pinnacoli laterali piramidali, e un ulteriore rialzo a piccolo timpano triangolare.

Chiesa di Santa Maria della Croce La chiesa di Santa Maria della Croce, risale al XV secolo. L'esterno è a pianta rettangolare, con tetto spiovente, e la facciata decorata da un oculo centrale per la luce, e un nartece ad arco a tutto sesto, che immette al portale.

Convento Michetti Il convento dei Frati Minori Osservanti, dedicato a Sant'Antonio di Padova o anche Santa Maria del Gesù, noto come Convento Michetti o anche come "Cenacolo michettiano" o "Cenacolo dannunziano", è uno dei simboli della città. L'edificio fu eretto nel 1430, e venne acquistato nel 1885 da Francesco Paolo Michetti che, dopo averlo radicalmente ristrutturato, vi stabilì la propria residenza e ne fece un centro di incontri e di scambi culturali.

Chiese secondarie

Chiesa di San Rocco, edificio ottocentesco che andò a sostituire una cappella preesistente. Ha un aspetto eclettico con richiami agli stili neogotico e neoromanico. Muro del convento di San Francesco: risalente al XIII secolo, il muro faceva parte dell'originario complesso dei francescani di Francavilla. Chiesa della Madonna delle Grazie, una delle poche chiese di Francavilla rimaste inalterate dagli eventi bellici. Ha impianto rettangolare, con abside semicircolare, tetto a spioventi, e facciata a capanna, con un portale architravato sormontato da finestrone centrale. L'interno è a navata unica, intonacato di bianco, scandito da paraste a capitello corinzio.

Architetture civili