Le elezioni politiche in Italia del 1968 per il rinnovo dei due rami del Parlamento Italiano – la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica – si tennero domenica 19 e lunedì 20 maggio 1968, nel pieno della contestazione politica.

Le elezioni videro l'affermarsi della Democrazia Cristiana, in lieve crescita, e dell'alleanza del centro-sinistra che mantenne la maggioranza seppur ridimensionandosi. L'esperimento di fusione tra Partito Socialista Italiano e Partito Socialista Democratico Italiano, non ottenne il successo desiderato, al contrario dei dissidenti socialisti coagulatisi nel Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria che, alleandosi con il Partito Comunista Italiano, rinvigorirono l'opposizione di sinistra. Per quanto riguarda quella di destra, vi fu invece un calo di consensi, sia per la componente liberale, che ottenne comunque buoni risultati, sia per quella missina. Con queste elezioni continuò il declino dei monarchici, che per l'ultima volta si presentarono alle elezioni politiche, mentre si arrestò la stagnazione dei repubblicani che tornarono a crescere.

Sistema di voto

Le elezioni politiche del 1968 si tennero con il sistema di voto introdotto con il decreto legislativo luogotenenziale n. 74 del 10 marzo 1946, dopo essere stato approvato dalla Consulta Nazionale il 23 febbraio 1946. Concepito per gestire le elezioni dell'Assemblea Costituente previste per il successivo 2 giugno, il sistema fu poi recepito come normativa elettorale per la Camera dei deputati con la legge n. 6 del 20 gennaio 1948. Per quanto riguarda il Senato della Repubblica, i criteri di elezione vennero stabiliti con la legge n. 29 del 6 febbraio 1948 la quale, rispetto a quella per la Camera, conteneva alcuni piccoli correttivi in senso maggioritario, pur mantenendosi anch'essa in un quadro largamente proporzionale.

Secondo la suddetta legge del 1946, i partiti presentavano in ogni circoscrizione una lista di candidati. L'assegnazione di seggi alle liste circoscrizionali avveniva con un sistema proporzionale utilizzando il metodo dei divisori con quoziente Imperiali; determinato il numero di seggi guadagnati da ciascuna lista, venivano proclamati eletti i candidati che, all'interno della stessa, avessero ottenuto il maggior numero di preferenze da parte degli elettori, i quali potevano esprimere il loro gradimento per un massimo di quattro candidati.

I seggi e i voti residuati a questa prima fase venivano raggruppati poi nel collegio unico nazionale, all'interno del quale gli scranni venivano assegnati sempre col metodo dei divisori, ma utilizzando ora il quoziente Hare naturale ed esaurendo il calcolo tramite il metodo dei più alti resti.

Differentemente dalla Camera, la legge elettorale del Senato si articolava su base regionale, seguendo il dettato costituzionale (art. 57). Ogni Regione era suddivisa in molti collegi uninominali. All'interno di ciascun collegio, veniva eletto il candidato che avesse raggiunto il quorum del 65% delle preferenze: tale soglia, oggettivamente di difficilissimo conseguimento, tradiva l'impianto proporzionale su cui era concepito anche il sistema elettorale della Camera Alta. Qualora, come normalmente avveniva, nessun candidato avesse conseguito l'elezione, i voti di tutti i candidati venivano raggruppati in liste di partito a livello regionale, dove i seggi venivano allocati utilizzando il metodo D'Hondt delle maggiori medie statistiche e quindi, all'interno di ciascuna lista, venivano dichiarati eletti i candidati con le migliori percentuali di preferenza.

Circoscrizioni Il territorio nazionale italiano venne suddiviso alla Camera dei deputati in 32 circoscrizioni plurinominali e al Senato della Repubblica in 20 circoscrizioni plurinominali, corrispondenti alle regioni italiane.

Circoscrizioni della Camera dei deputati

Le circoscrizioni della Camera dei deputati furono le seguenti: Torino (Torino, Novara, Vercelli); Cuneo (Cuneo, Alessandria, Asti); Genova (Genova, Imperia, La Spezia, Savona); Milano (Milano, Pavia); Como (Como, Sondrio, Varese); Brescia (Brescia, Bergamo); Mantova (Mantova, Cremona); Trento (Trento, Bolzano); Verona (Verona, Padova, Vicenza, Rovigo); Venezia (Venezia, Treviso); Udine (Udine, Belluno, Gorizia, Pordenone); Bologna (Bologna, Ferrara, Ravenna, Forlì); Parma (Parma, Modena, Piacenza, Reggio Emilia); Firenze (Firenze, Pistoia); Pisa (Pisa, Livorno, Lucca, Massa e Carrara); Siena (Siena, Arezzo, Grosseto); Ancona (Ancona, Pesaro, Macerata, Ascoli Piceno); Perugia (Perugia, Terni, Rieti); Roma (Roma, Viterbo, Latina, Frosinone); L'Aquila (Aquila, Pescara, Chieti, Teramo); Campobasso (Campobasso); Napoli (Napoli, Caserta); Benevento (Benevento, Avellino, Salerno); Bari (Bari, Foggia); Lecce (Lecce, Brindisi, Taranto); Potenza (Potenza, Matera); Catanzaro (Catanzaro, Cosenza, Reggio Calabria); Catania (Catania, Messina, Siracusa, Ragusa, Enna); Palermo (Palermo, Trapani, Agrigento, Caltanissetta); Cagliari (Cagliari, Sassari, Nuoro, Oristano); Valle d'Aosta (Aosta); Trieste (Trieste).

Circoscrizioni del Senato della Repubblica

Le circoscrizioni del Senato della Repubblica invece erano le seguenti: Piemonte; Valle D'Aosta; Lombardia; Trentino-Alto Adige; Veneto; Friuli-Venezia Giulia; Liguria; Emilia-Romagna; Toscana; Umbria; Marche; Lazio; Abruzzo; Molise; Campania; Puglia; Basilicata; Calabria; Sicilia; Sardegna.

Quadro politico Il fallimento del centrosinistra e la contestazione La IV legislatura aveva visto l'alternarsi di tre governi presieduti da Aldo Moro e sostenuti dal quadripartito DC-PSI-PSDI-PRI. L'alleanza, che era nata da spinte riformiste con l'intenzione di sfruttare il boom economico ormai esauritosi per realizzare un welfare efficiente in favore dei ceti sociali più bassi, mancò il suo obiettivo e si ridusse in una coalizione litigiosa e incapace di portare al Paese quel cambiamento tanto sperato.

In questo clima di sfiducia sorsero nel 1966 le prime contestazioni studentesche che si estesero a tutto il mondo universitario tra il 1967 e il 1968. L'Università necessitava di una ventata rinnovatrice, poiché l'insegnamento era in mano ai «baroni», i docenti dei corsi importanti si rivolgevano a una calca di allievi che a stento ne percepivano la voce, era sottovalutata o ignorata l'esigenza di laboratori e seminari che preparassero gli studenti all'attività professionale, e molti professori erano «ferroviari» (comparivano solo per le lezioni e con i ragazzi non avevano nessun rapporto umano). Per la soluzione di questi problemi gli studenti si sarebbero dovuti battere e il governo avrebbe dovuto provvedere. Invece i governi che si alternarono scelsero la strada più facile e meno utile: quella del «facilismo». Le Università aprivano i battenti, per l'iscrizione, a tutti i diplomati delle scuole medie superiori, e un'esigua ma ben organizzata minoranza degli studenti che promuoveva la contestazione, non aveva a cuore né l'Università né le riforme efficienti (come la legge 2314, proposta dal Ministro Luigi Gui e respinta dai contestatori), bensì la demagogia e l'opportunismo, ispirandosi al «gran rifiuto» di Herbert Marcuse.

Nel 1967 furono occupate, sgomberate e rioccupate la Sapienza di Pisa (dove si elaboravano le «tesi» che qualche intellettuale ha esaltato come l'abbozzo di un nuovo mondo universitario, e altro non erano che cascami di marxismo e di maoismo), Palazzo Campana a Torino, la Cattolica di Milano, e poi Architettura a Milano, Roma, Napoli. Nella facoltà di Sociologia di Trento praticamente non si riuscì a tenere nessun corso, perché i suoi locali erano permanentemente occupati.

Nessuna forza politica poteva dirsi rappresentante di questo movimento studentesco ma diverse tentarono di appropriarsene. Il PCI era il più vicino alle cause della protesta, ma questa posizione fu rincorsa anche dall'ala più a sinistra del PSI riunitasi nel Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria che, credendo nell'unità della classe operaia, rifiutò l'alleanza con la DC e strinse solidi rapporti con i comunisti, formando liste uniche al Senato. Il PSI, persa la corrente di sinistra, intreccò relazioni con i socialdemocratici, colleghi di governo, fino alla decisione di creare una lista unica, il PSI-PSDI Unificati, che raccogliesse tutti i socialisti moderati.

Principali forze politiche Partito Collocazione Ideologia principale Segretario Foto Democrazia Cristiana (DC) Centro Cristianesimo democratico Mariano Rumor Partito Comunista Italiano (PCI) Sinistra Comunismo Luigi Longo PSI-PSDI Unificati (PSI-PSDI) Centro-sinistra Socialdemocrazia Mauro Ferri Partito Liberale Italiano (PLI) Centro-destra Liberalismo Giovanni Malagodi Partito Socialista Italiano di UnitàProletaria (PSIUP) Sinistra Socialismo massimalista Tullio Vecchietti Movimento Sociale Italiano (MSI) Estrema destra Neofascismo Arturo Michelini Partito Repubblicano Italiano (PRI) Centro Repubblicanesimo Ugo La Malfa Partito Democratico Italiano di UnitàMonarchica (PDIUM) Destra Monarchismo Alfredo Covelli

Risultati

Camera dei deputati

+ Partito Voti % Seggi Differenza (%) /Democrazia Cristiana (DC)12.437.84839,12 2660,83 6Partito Comunista Italiano (PCI)8.551.34726,901771,6411PSI-PSDI Unificati (PSI-PSDI)4.603.19214,48915,4629Partito Liberale Italiano (PLI)1.850.650 5,82311,158Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria (PSIUP)1.414.697 4,4523-23Movimento Sociale Italiano (MSI)1.414.036 4,45 240,663Partito Repubblicano Italiano (PRI)626.533 1,9790,603Partito Democratico Italiano di Unità Monarchica (PDIUM)414.5071,3060,452Partito Popolare Sudtirolese (SVP)152.9910,48 30,04Socialdemocrazia100.212 0,320--Unione Democratica per la Nuova Repubblica63.4020,20 0--Partito Autonomo Pensionati d'Italia41.7160,13 0--Union Valdôtaine (UV)31.5570,1001Altre liste87.7400,2800,09 Totale31.790.428100,00630Fonte:

Senato della Repubblica

+ Partito Voti % Seggi Differenza (%) /Democrazia Cristiana (DC)10.972.11438,341353,473PCI-PSIUPConfronto con le liste PCI e correlate.8.585.601 30,001014,6516PSI-PSDI Unificati (PSI-PSDI)4.354.90615,22465,1412Partito Liberale Italiano (PLI)1.943.795 6,79160,733Movimento Sociale Italiano (MSI)Lista presentata in tutte le circoscrizioni, ad eccezione delle circoscrizioni Piemonte, Veneto, Emilia-Romagna, Abruzzo e Sardegna nelle quali fu presentata una lista unica MSI-PDIUM.1.304.847 4,56111,544Partito Repubblicano Italiano (PRI)622.3882,1721,331Partito Democratico Italiano di Unità Monarchica (PDIUM)312.7021,0920,47MSI-PDIUMI due partiti si presentarono uniti solamente nelle circoscrizioni Piemonte, Veneto, Emilia-Romagna, Abruzzo e Sardegna.292.3491,020--Partito Popolare Sudtirolese (SVP)131.0710,4620,05Socialdemocrazia36.0730,130--Union Valdôtaine (UV)28.4140,1000,011Altre liste31.7160,1100,05- Totale28.616.021100,00315Fonte:

Analisi territoriale del voto

La Democrazia Cristiana ottiene un lieve aumento di consensi, trainata dai forti incrementi in Abruzzo, Sicilia e Basilicata che si aggiungono alle zone di forte consenso democristiano come Triveneto, Alta Lombardia, Cuneo e Campania. Cala invece in altre zone del Sud come Molise e Calabria. Nel Centro-Nord il partito è per lo più stabile con una timida crescita nel Nord-Ovest che però resta una delle zone in cui lo scudo crociato è meno apprezzato, insieme alle «Regioni Rosse» e alla Provincia di Roma.