Sissa (Sésa, in dialetto parmigianoGuglielmo Capacchi, Dizionario Italiano-Parmigiano. Tomo II M-Z, Artegrafica Silva, pp. 895ss.) è una frazione di abitanti del comune di Sissa Trecasali, in provincia di Parma, situato nella bassa parmense. Fino al 31 dicembre 2013 costituiva un comune autonomo.

Si suppone che il nome di Sissa trovi la sua origine nelle esondazioni, da sempre devastanti, del fiume Taro, che hanno causato una divaricazione fisica, o scissione, fra l'antico borgo e Palasone. Di qui il toponimo Sissa, con etimologia in scissa, ossia divisa.

L'abitato di Trecasali si trova a sud. Il territorio della frazione è delimitato nel versante ovest dal Fiume Taro che lo separa dai comuni di Roccabianca e di San Secondo Parmense; a nord il Po segna il confine con la Lombardia; ad est si trovano i comuni di Colorno e di Torrile.

Storia In base ai ritrovamenti nei pressi di Torricella, avvenuti verso la fine del 1800 e studiati dal Pigorini, possiamo affermare che già al tempo delle “terramare” (nel XIII secolo a.C.) nella zona vi erano insediamenti palafitticoli. Non sono invece mai state reperite tracce delle occupazioni successive, sia degli Etruschi che dei Galli (Boj). Occupazioni avvenute a partire dal VI secolo a.C. sino all'arrivo dei Romani nel 200 a.C. Attorno al 180 a.C. avviene la centuriazione (romana) che ha lasciato tracce sul terreno visibili ancora oggi.Nei pressi di Gramignazzo, durante i lavori di posa dell'acquedottoconsortile, furono ritrovate le fondazioni di una villa romana. Poco a monte dell'attuale chiesa di Gramignazzo su un impercettibile dosso di campagna. Notevoli le dimensioni. A fianco ritrovatocon scavi diretti dalla Sovrintendenza, un cimitero longobardo Dopo la calata dei Longobardi in Italia (568 d.C.) nel 574 inizia il comando dei Duchi Longobardi e si hanno buoni motivi per ritenere che in questo periodo si sia formata la “Grande Corte di Palasone”, divenuta in seguito (nel 584) “Corte Regia” (di pertinenza del Re Autari). Sulla storia del periodo longobardo documenti certi non ne esistono, ma ci riconducono a queste deduzioni l'etimologia dei toponimi: palasone = Palatium = istituzione di tipo fiscale riconducibile alla "Corte Regia", con tale nome è indicato anche un luogo organizzato per speciali lavorazioni o per lo smercio di particolari prodotti anche per conto di altre corti e quindi provvisto di magazzini; sala = insediamento posto a capo del “sundrio” (terra coltivata dal padrone) e sede delle costruzioni adibite a ricovero di animali. A Palasone troviamo anche nei documenti dell'epoca una cappella edificata in onore di San Lorenzo ed anche questa dedicazione depone a favore della presenza di un insediamento longobardo. Le prime notizie certe di Sissa risalgono ad una pergamena del 945. Anche nel IX secolo è confermata l'esistenza della grande “corte regia di Palasone che, da un documento del 1.000, sappiamo si estende per 3.000 iugeri (2.400 ettari= a 8.000 biolche parmigiane) e che occupa l'area corrispondente all'incirca agli attuali comuni di Sissa e Trecasali. Dagli stessi documenti rileviamo che “selve, boscaglie, gerbidi e corsi d'acqua” denotano il paesaggio attorno a Palasone. Le prime notizie certe su Sissa si traggono quindi da documenti del IX secolo d.C. (“…quod totum in pertinentiis de Scisia habent…") nei quali si parla di un “manso” facente parte della “corte regia di Palasone”, prima longobarda poi carolingia, governata, al momento, dai “Supponidi” e dagli “Attonidi”, famiglie vicine alla corte francese e incaricate a governare altri ducati nell'Italia centro-settentrionale. Nel 942 avviene la prima donazione di terreni della corte di Palasone, da parte di un Attone, al “Capitolo della Cattedrale di Parma”. Si ha infatti in questo secolo e nel successivo l'acquisizione da parte del Capitolo, del Vescovo e dei vari monasteri di tutto il territorio della “Bassa”. Nel 945 un documento attesta che, dal capitolo, vengono concesse alcune terre a livello presso Sissa, manso della corte diPalasone («…in loco et fundo Sisia… actum in castro Palasioni»). La proprietà dei terreni della corte di Palasone viene confermata sia dall'imperatore Ottone II (982), che da Ottone III (996 e 999), Enrico III (1046), Enrico IV, Federico II (1115), Enrico VI(1195). Nel X secolo Palasone, come quasi tutte le “curtis”, viene fortificata. In essa si costruisce il castello, che verrà poi distrutto e ricostruito nella seconda metà del XII secolo. Nei documenti del XIII secolo non viene più menzionato alcun castello (castrum e/o castellum) a Palasone e tuttora non si conosce ancora dove fosse localizzato. Nel XII secolo nei documenti si ricorda che a Palasone, oltre alla “Basilica di San Lorenzo”, esiste un “Ospedale di San Giovanni”. Nel 1215 Federico II ordina di fortificare la foce delTaro con due torri provviste di catena di ferro che attraversa il fiume per impedire l'accesso a navi nemiche. Federico II dopo la sconfitta subita a Parma, con la distruzione di Vittoria, percorre con intento vendicativo la nostra zona ed uno storico (?) così scrive: “Il 15 giugno 1248 Federico II fuggito a spron battuto da Parma si porta a Borgo (Fidenza), vola a Cremona, rifatto d'animo e di gente, passato il Po, viene a Torricella, e, anelante alla vendetta, è di nuovo nei nostri dintorni, ove adopera barbaramente il ferro e il fuoco”. Nel frattempo, il manso di Sissa, si era creato una certa indipendenza, si era pure esso fortificato costruendo una torre di difesa. Nel 1182 Sissa dispone già di un castello ed è difesa da un fossato. Un gruppo di famiglie, da Cornazzano, Burdellione, Botteri e Rangoni, condomini del castello, aveva preso il sopravvento sulla comunità ed erano arrivate ad esigere di dare il loro benestare per la nomina del “podestà”, cioè di colui che doveva governare la “corte” per conto del Capitolo.Inizia così ad affermarsi l'influenza di una gerarchia locale che sfocerà nella creazione dei feudatari ai quali verranno poi riconosciuti diritti sulle terre dagli imperatori. Nei documenti reperibili redatti dal IX secolo in poi sia per donazioni, per concessioni di terreni a livello od altro vengono spesso citate anche le odierne frazioni di Coltaro ("…quondam insulam sitam iuxta Padum… set illas in Caput Tari quae sunt iuges triginta sex…"), (Coltaro viene denominato spesso come villaggio cioè un agglomerato di mansi più concentrato e più grosso di un casale), Casalfoschino, Sala (…super fluvio Padi in comitatu Parmense in loco et fundo Palaxiona com porcione castro et capella inibi fundatas… quamquam in locas et fundas Sixa, Casale Fuskini, Sala de' Lambardi”), Torricella (“…fuere confessi quod boschum dequo lis erat inter comune de Palasone et homines de Turricella …”), dopo il mille compaiono anche Borgonovo (“…et de anno sequenti fieri fecit navilium, quod incipit in capite pasculi et labitur ad Viarolum et deinde ad Borgum Novum…”) e in un documento di Cremona anche il “villaggio” di Gramignazzo.

Secolo XIV La casata dei Terzi di Parma e quindi di Sissa, stabilì definitivamente il suo dominio feudale sul territorio nei primi lustri del secolo XIV. Il 7 dicembre 1329 l'imperatore Ludovico il Bavaro, con suo diploma sigillato a Norimberga, formalizzò l'insediamento dei nobili Guido (I) e dei suoi figli, i nobili Filippo e Guido (II) de Tertiis, cittadini di Parma, nelle terre alla foce del Taro, fra Sissa e Torricella, convertendo il possesso patrimoniale in rapporto di dipendenza vassallatica, con piena dignità e poteri signorili.Il diploma è intestato ai Nobilibus viris Guidoni, & Filippono fratribus de Tertiis Civibus Civitatis Parme & Imperii fidelibus dilecti, cioè rispettivamente al padre e allo zio di Niccolò. Cfr. I. Affò, Storia della città di Parma, IV, Parma 1795, pp. 370. Erano terre che la casata dalla quale originavano i Terzi, i da Cornazzano, nobili di origine germanica, vassalli di Bonifacio III di Canossa, Marchese di Toscana e Conte di Mantova, di Sua figlia la Contessa Mathilde, e, poi del Capitolo della Cattedrale di Parma, che possedeva già nei secoli precedenti.Le vicende delle nobili casate dei Terzi, e le loro genealogie risalenti al lignaggio dei nobili da Cornazzano, sono state ricostruite nello studio, edito a cura della Deputazione di Storia Patria per le Province Parmensi, di P. Cont, I Terzi di Parma, Sissa e Fermo, prefazione di Marco Gentile, Seconda edizione, ("Fonti e Studi", serie II, XIV-2), Parma, presso la Deputazione di Storia Patria per le Province Parmensi, 2019.

Nella seconda metà del secolo i Terzi passarono al servizio dei Visconti signori di Milano. I maggiori esponenti della famiglia furono al servizio di Bernabò.e quindi, dopo il suo avvelenamento, a quelli di Gian Galeazzo Visconti come strenui capitani d’armi o nelle magistrature civili quali Podestà al governo delle più importanti città padane.

Una prima notizia si trova l’8 luglio 1362 allorché (Gherardo) ovvero Ghirardino I Terzi, presentò istanza a Bernabò Visconti per poter riedificare la rocca di Torricella, eretta a guardia del porto sul Po, feudo legato a quello di Sissa.“abitante in Torricella, che addi 8 luglio del 1362 fece suppliche a Bernabò perché gli concedesse una torre caduta in rovina, che ivi sorgeva in riva al Po. A. Pezzana, Storia della città di Parma continuata, I, 1346-1400, Parma 1837, p. 105, n. 126.

Ghirardino (I), all'origine del ramo cadetto di Torricella dei Sissa, era figlio del Guido (II), o Guidone de Tertiis, citato nel diploma dell'imperatore Ludovico il Bavaro del 1329 e fratello perciò di Giberto (I), il capostipite del ramo dei Terzi di Sissa, e di Niccolò Terzi il Vecchio del ramo dei Parma.

Il 15 agosto 1386, dopo la cerimonia celebrata nella cattedrale di Pavia nel corso della quale Niccolò Terzi il Vecchio fu armato cavaliere da Gian Galeazzo Visconti, vennero confermati alla famiglia i diritti sull'antico feudo di Belmonte, poi ribattezzato, nel 1377 Castelnuovo dei Terzi, in occasione della edificazione della torre di guardia,(oggi Castelnuovo Fogliani), e Casale Albino (oggi Lusurasco), nel Piacentino, trasmissibili agli eredi diretti di Niccolò, ovvero, in mancanza di questi, ai nipoti, figli del defunto Giberto (I),suo fratello. Le investiture feudali furono confermate l'anno seguente dal Re dei Romani Venceslao con la patente, intestata a "Nicholao filio quondam nobilis Guidonis capitanei de Terciis de Cornazzano", sigillata il 19 agosto 1387 a Norimberga. Le giurisdizioni dei Terzi nel Parmense, con Tizzano e Sissa, furono erette in Contea. L'investitura imperiale comprendeva il diritto di trasmettere il titolo comitale a ciascuno dei figli e ai loro eredi.Nell'incipit del diploma si elogia la lealtà e il valore degli avi dei Terzi e del loro servizio prestato al Sacro Romano Impero: "Capitanei et Gubernatores partis Imperii et potentes in Civitate Parmensi ipsiusque Dioecesi et partibus illis, pro defensione jurium Sacri Rom. Imperii maxime tempore D. Praedecessoris nostri q. Federici Imperatoris, Hierusalem ac Siciliae Regis, non metuerunt sese periculis mortis exponere, et in bonis et rebus eorum maxima damna et in quam pluribus castris ruinas inexorabiles sustulerunt, nec tamen unquam a recto tramite deviavere." Così il Pezzana: “Questo diploma è in data di Norimberga, 1387, e sta in copia semplice nell'Archivio dello Stato”. Cfr. A. Pezzana, "Storia della città di Parma", I, Parma 1837, I, p. 171. A Sissa esisteva l'Ospedale Santa Maria che fra il 1470 e il 1532 fu inglobato nell'ospedale Rodolfo Tanzi di Parma.

Secolo XV Giberto (I), fu il capostipite del ramo dei Terzi di Sissa. Ebbe due figli, entrambi capitani al servizio dei Visconti: Guido (II) e Antonio che fu tra i più valorosi al servizio del Ducato di Milano. Morto Gian Galeazzo nel settembre 1402, ai suoi funerali era tra gli otto nobili lombardi prescelti per portarne a spalla il feretro.