Il ministero è, nell'ordinamento italiano, la struttura di vertice dell'amministrazione statale preposta ad amministrare un determinato settore della pubblica amministrazione.

Storia Il modello cavouriano dei ministeri Con la legge 23 marzo 1853, n. 1483, nel Regno di Sardegna fu attuata una riorganizzazione dell'amministrazione centrale che introdusse un modello ministeriale unitario e gerarchico, poi esteso al nuovo Regno d'Italia dopo il 1861. L'articolo 1 dispose la concentrazione dell'amministrazione centrale nei ministeri, mentre gli articoli successivi definirono struttura, responsabilità e contabilità dello Stato, in coerenza con lo Statuto Albertino.

La riforma si fondava su due direttrici: responsabilità politica dei ministri e uniformità amministrativa. La prima rafforzò il rapporto fiduciario tra governo e rappresentanza politica; la seconda perseguì omogeneità di assetti e prassi nei dicasteri, favorendo una rapida integrazione delle amministrazioni degli ex Stati preunitari secondo un processo di piemontesizzazione. La letteratura giuridico-istituzionale segnala la continuità di questo assetto fino alla fine del XIX secolo.

Sul piano organizzativo interno, i ministeri furono modellati secondo una gerarchia piramidale che prevedeva, tra gli altri, segretario generale, direttori generali, capi divisione e capi ufficio, con una ripartizione chiara delle competenze e dei procedimenti. Il disegno complessivo mirava a disciplinare l'attività amministrativa con criteri di uniformità, responsabilizzazione dei vertici politici e controllo contabile centralizzato.

Il modello cavouriano costituì la base dell'ordinamento ministeriale postunitario, assicurando coerenza regolatoria tra i dicasteri e un presidio stabile della responsabilità politica. La sua impronta centralistica fu progressivamente ricalibrata solo in età successiva, con la crescita della dirigenza amministrativa professionale e con riforme che intervennero sulle relazioni tra indirizzo politico e amministrazione.

L'epoca fascista Con il regime di Benito Mussolini, l'assetto ministeriale subì profonde trasformazioni, dovute sia alla volontà di accentrare il potere decisionale sia a esigenze economiche e militari, specialmente in vista della partecipazione a conflitti internazionali. La legge 24 dicembre 1925, n. 2263 attribuì al Capo del Governo il potere di dirigere e coordinare l'azione dei ministri e di proporre con regio decreto il numero, la costituzione e le attribuzioni dei ministeri, segnando una netta rottura con il precedente equilibrio istituzionale.

Durante il ventennio, la riorganizzazione ministeriale rispose a una duplice logica: da un lato, il rafforzamento dell'apparato centrale per consolidare il controllo politico del Partito Nazionale Fascista; dall'altro, l'adattamento della macchina amministrativa a obiettivi di sviluppo economico, gestione coloniale e preparazione bellica. Gli interventi furono frequenti e incisivi, attuati soprattutto tramite Regio decreto e legge, e riguardarono sia fusioni e soppressioni di dicasteri esistenti, sia la creazione di nuove strutture con competenze specifiche in settori considerati strategici dal regime, come la propaganda, l'economia corporativa e la produzione industriale di guerra.

Le modifiche interessarono ambiti diversi: furono accorpati ministeri economici per centralizzare la politica industriale; vennero riorganizzate le competenze nei trasporti e nelle comunicazioni; furono istituite amministrazioni specializzate per la gestione delle colonie e per l'attuazione della legislazione corporativa; nacquero dicasteri interamente dedicati alla produzione bellica o al controllo dei mezzi di informazione.

Tra i principali provvedimenti di modifica si ricordano: R.d. 16 novembre 1922, n. 1459 – istituzione del Commissariato generale per i servizi della Marina militare in sostituzione del Sottosegretariato per la Marina militare, soppresso con R.d. 30 aprile 1924, n. 596; R.d. 31 dicembre 1922, n. 1700 – soppressione del Ministero del tesoro mediante revoca dei decreti istitutivi; R.d. 24 gennaio 1923, n. 62 – istituzione del Commissariato generale per l'aeronautica, poi elevato a ministero con R.d. 30 agosto 1925, n. 1513; R.d. 25 febbraio 1923, n. 391 – soppressione del Ministero per le terre liberate dal nemico e redistribuzione delle competenze; R.d. 27 aprile 1923, n. 915 – soppressione del Ministero del lavoro e della previdenza sociale, le cui competenze passarono al Ministero dell'economia nazionale; R.d. 5 luglio 1923, n. 1439 – fusione del Ministero dell'agricoltura e del Ministero dell'industria e commercio nel Ministero dell'economia nazionale, poi sciolto nel 1929; R.d. 30 aprile 1924, n. 596 – ridenominazione del Ministero delle poste e dei telegrafi in Ministero delle comunicazioni, con ampliamento delle competenze; L. 24 dicembre 1925, n. 2263 – trasformazione della Presidenza del Consiglio dei ministri del Regno d'Italia in Capo del Governo, Primo Ministro Segretario di Stato; R.d. 2 luglio 1926, n. 1131 – istituzione del Ministero delle corporazioni, organo centrale dell'economia corporativa; R.d. 12 settembre 1929, n. 1661 – sostituzione del Ministero della pubblica istruzione con il Ministero dell'educazione nazionale; R.d. 20 luglio 1932, n. 884 – attribuzione delle competenze sui culti al Ministero dell'interno e ridenominazione in Ministero di grazia e giustizia; R.d. 11 gennaio 1937, n. 4 – conferimento al Segretario del Partito Nazionale Fascista del titolo di ministro, con diritto di iniziativa legislativa dal 1941; R.d. 8 aprile 1937, n. 43 – ridenominazione del Ministero delle colonie in Ministero dell'Africa Italiana; R.d. 27 maggio 1937, n. 752 – trasformazione del Ministero per la stampa e la propaganda in Ministero della cultura popolare; R.d. 20 novembre 1937, n. 1928 – elevazione del Sottosegretariato per gli scambi e le valute a ministero; R.d. 6 febbraio 1943, n. 24 – istituzione del Ministero della produzione bellica per coordinare lo sforzo industriale bellico.

L'avvento della Repubblica Con l'entrata in vigore della Costituzione della Repubblica Italiana, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 27 dicembre 1947 ed entrata in vigore il 1º gennaio 1948, fu definito il quadro normativo fondamentale per la composizione, le attribuzioni e i rapporti del Governo nel nuovo ordinamento repubblicano. Gli articoli 92–96 della Parte II, Titolo III, Sezione I stabilirono che il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio e, su proposta di questo, i ministri; il Consiglio dei ministri è formato dal Presidente del Consiglio e dai ministri, collettivamente responsabili degli atti dell'esecutivo.

L'articolo 93 stabilì l'obbligo per il Presidente del Consiglio e i ministri di giurare fedeltà alla Repubblica e di osservare lealmente la Costituzione davanti al Presidente della Repubblica, prima di assumere le funzioni. Gli articoli 94 e 95 disciplinarono il rapporto di fiducia con le Camere, il funzionamento del Consiglio dei ministri e il principio di responsabilità politica collegiale e individuale. L'articolo 96 introdusse inoltre la responsabilità penale dei membri del Governo per i reati commessi nell'esercizio delle funzioni, secondo le modalità stabilite da legge costituzionale.

L'assetto delineato dalla Costituzione rappresentò una netta discontinuità rispetto al precedente ordinamento monarchico, in cui il capo del governo era nominato e revocato dal Re senza vincolo di fiducia parlamentare. La forma di governo parlamentare introdotta nel 1948 si fondò invece sul rapporto fiduciario tra l'esecutivo e il Parlamento, sancendo la centralità delle assemblee elettive nel controllo politico del Governo.

Sul piano organizzativo, per oltre quarant'anni la disciplina della Presidenza del Consiglio e del funzionamento del Consiglio dei ministri si basò principalmente su prassi e regolamenti interni. Solo con la legge 23 agosto 1988, n. 400 si ebbe una regolamentazione organica dell'attività di Governo e dell'ordinamento della Presidenza del Consiglio dei ministri. Tale legge definì nel dettaglio: le attribuzioni del Presidente del Consiglio, tra cui la direzione della politica generale del Governo e il coordinamento dell'attività dei ministri; la convocazione e la presidenza del Consiglio dei ministri; la tipologia degli atti governativi (decreti-legge, decreti legislativi, regolamenti, deliberazioni); il regolamento interno del Consiglio dei ministri.

La "riforma Bassanini" del 1999

Il numero e le deleghe dei ministri sono variate nel tempo da 20 a 25 unità circa, compresi i Ministri senza portafoglio.

Il primo tentativo di riforma organica della Presidenza del Consiglio, della struttura del Consiglio dei Ministri e dell'ordinamento dei ministeri fu quello elaborato da Franco Bassanini, ministro della funzione pubblica nel governo Prodi I con il decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300. Tale provvedimento ha delineato un nuovo assetto dell'organizzazione ministeriale, muovendo in tre diverse direzioni.

Innanzitutto, fu operata una riduzione degli apparati ministeriali: i ministeri sono divenuti dodici; il personale è stato raggruppato in un ruolo unico, in modo da assicurarne la mobilità; si è sancito il principio della flessibilità nell'organizzazione, stabilendo — salvo che per quanto attiene al numero, alla denominazione, alle funzioni dei ministeri e al numero delle loro unità di comando — una ampia delegificazione in materia.

In secondo luogo, in un'ottica policentrista, venivano istituite dodici Agenzie indipendenti (da non confondere con le Autorità amministrative indipendenti), con funzioni tecnico-operative che richiedono particolari professionalità e conoscenze specialistiche, nonché specifiche modalità di organizzazione del lavoro.

In terzo luogo, si è provveduto alla concentrazione degli uffici periferici dell'amministrazione statale con la creazione degli Uffici Territoriali del Governo (UTG), che hanno assorbito le Prefetture.

I 12 ministeri previsti erano: Ministero degli affari esteri, che attende ai rapporti internazionali Ministero dell'interno, che ha attribuzioni differenziate: tutela della sicurezza pubblica, protezione civile, cittadinanza e immigrazione, funzionamento degli enti locali Ministero della giustizia, che si occupa prevalentemente dell'amministrazione degli organi giudiziari, svolgendo anche le funzioni dell'ufficio di Guardasigilli Ministero della difesa, che è preposto alla gestione delle forze armate Ministero dell'economia e delle finanze, che provvede essenzialmente alla politica di gestione della spesa, di bilancio e fiscale, nonché delle entrate finanziarie dello Stato Ministero delle attività produttive, che esercita le attribuzioni in materia di industria, commercio e artigianato, rapporti commerciali con l'estero, comunicazioni, turismo Ministero delle politiche agricole e forestali, che esercita le competenze in materia di agricoltura, trasformazione agroalimentare, gestione delle foreste e della pesca, sia in campo nazionale sia in campo europeo Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio, che sovrintende alla promozione, alla conservazione e al recupero delle condizioni ambientali e del patrimonio naturale nazionale Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, che si occupa della politica delle infrastrutture, gestisce e organizza il sistema dei trasporti Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali, che è competente in materia di lavoro, previdenza sociale, tutela della salute e coordinamento dei servizi sanitari regionali Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, che amministra il sistema formativo pubblico scolastico, il sistema formativo pubblico universitario e la ricerca scientifica e tecnologica Ministero per i beni e le attività culturali, che assicura la tutela, la promozione e la valorizzazione del patrimonio culturale e delle attività culturali